3 marzo

3 marzo 1984 – 3 marzo 2018

34 anni fa rischiavo di nascere sotto un metro di neve a Ospitaletto.

Oggi sono solo arrivata tardi a pranzo. Ma è stato bello vedere la neve, una vera sorpresa, perché nessuno aveva detto che oggi sarebbe nevicato. Anzi.

34 anni fa è andata più o meno così, una nevicata improvvisa che ha costretto i miei a fermarsi ed accostare al lato della strada per aspettare una piccola tregua che non è mai arrivata. In poco tempo si sono ritrovati chiusi dentro alla Ritmo con un metro di neve sopra la capotta.

Leggenda narra che mia mamma dovesse solo andare a fare la spesa e che abbia accompagnato un attimo mio padre in azienda per un controllo nella stalla.

Lungo la strada ha iniziato a nevicare talmente tanto che hanno dovuto accostare. La neve non si fermava e continuava a cadere e cadere, tanto che in poco la macchina è stata sommersa dalla neve. Mio padre ha aperto il finestrino, messo una mano fuori e si è accorto che c’era solo neve intorno a loro. È uscito per cercare aiuto o qualcosa del genere e ha trovato una casa che ovviamente non aveva elettricità. E nemmeno un bagno. Ma era comunque un posto caldo. E così è tornato indietro facendosi largo tra la neve che gli arrivava a metà busto. O almeno io ho capito così. E tira fuori mia mamma dal finestrino. Mia mamma che era a termine e quindi con una gran panza. E non riusciva a camminare tra la neve. E così l’ha fatta sdraiare su una coperta e l’ha tirata fino a quando non ha raggiunto la casa. E poi l’ha lasciata lì, perché a lavorare ci doveva comunque andare… e hanno passato lì tutta la notte, in questa casetta, dove c’era una vecchietta che nella mia testa si chiama Elena, ma non ne sono molto sicura…

I telefoni erano fuori uso per la neve, mia nonna a casa era in panico non vedendo arrivare i miei. Ma il suo vicino di casa era un vigile del fuoco e credo che l’abbia mandato in giro tutta notte a cercare sua figlia incinta per la neve.

Non so bene come, perché poi mica mi ricordo tutto e la memoria, mischiata alla fantasia, fa sempre quello che le pare… però credo che poi il giorno dopo abbiano trovato mia mamma e l’abbiano portata a casa col gatto delle nevi.

E dopo 5 giorni sono nata io. Che non dovevo proprio nascere l’8 marzo. Ma è andata così. E sono così contenta di essere nata l’8 marzo, con la neve.

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Neve

Io amo la neve.

La amo perché è bella. Candida. Inaspettata. Bianca. Silenziosa. Soffice. Potente. Aggraziata.

È una forza naturale magnifica. Una forza delicata, ma che immobilizza ogni cosa.

La neve è un bisogno fisiologico che credo tutti dovrebbero seguire e apprezzare. E chissenefrega se non puoi andare a fare la spesa, chissenefrega se non puoi andare a lavorare, chissenefrega se non puoi andare a scuola o in palestra o al bar o a ballare.

Fermati.

Non siamo abituati a fermarci, non siamo abituati a rispettare i tempi della natura. Siamo all’interno di un tunnel, incastrati tra scadenze e frenesia. Siamo quelli del tutto subito e stiamo perdendo di vista che noi non siamo macchine. Siamo esseri umani. Esseri della natura. E abbiamo anche noi bisogno di fermarci e di ritrovare il nostro ritmo biofisico.

Vivo in una città che non vede la neve tutto l’inverno e nemmeno tutti gli anni.

Quindi vorrei solo che smetteste tutti di rompere o coglioni per due giorni di neve e foste più consapevoli, più tolleranti, più umani.

Ieri sono stata in montagna. Nevicava e non avevo decisamente la macchina adatta, tant’è che non si muoveva più e ho dovuto chiedere aiuto per poter tornare a casa. La neve cadeva fitta e finissima. Ho aspettato e mi sono goduta il momento. Mi sono trovata faccia a faccia con la natura e ho pensato a quanto questo fosse favoloso.

Io ti voglio bene neve e ti difenderò sempre.

Non fare prigionieri

Non fare prigionieri. L’ho letto una volta qualche mese fa e da quel giorno non riesco a non ripetermelo ogni giorno. Non fare prigionieri. Non fare prigionieri. Non fare prigionieri.

È il mio mantra per il 2018.

Non fare prigionieri.

Come dire: non tenere lì le cose. Un invito a non procrastinare nelle faccende personali e nel lavoro. Non lasciare in sospeso le incombenze noiose, le telefonate scomode, le situazioni difficili. Non lasciare in giro le cose. Non lasciare dentro i pensieri.

Non fare prigionieri.

Non lasciare i sogni nel cassetto, intrappolati tra quello che vuoi fare e la pigrizia.

Vivi e non fare prigionieri.

I consigli della nonna / n.1 essere una brava donna di casa

Penso spesso alla mia nonna. Abbiamo vissuto insieme 30 anni e volente o nolente mi ha insegnato tantissime cose, sia di proposito che inconsciamente.

Una delle cose che voleva a tutti i costi tramandarmi era l’aver cura della casa ed essere quindi una brava moglie. Ci teneva davvero molto e sembrava che lei non facesse altro dalla mattina alla sera che pulire, cucinare, spolverare, rammendare.
Devo dire che molte cose poi le ho imparate, mentre per altre nemmeno un cero in chiesa potrebbe essere d’aiuto alla causa!

Ecco alcuni dei pilastri per la cura della casa

Innanzitutto togliersi le scarpe. Si entrava in casa SOLO con le pantofole, le scarpe andavano tolte sul pianerottolo e portate subito in balcone. E devo dire che, nonostante mi sia ribellata per anni, adesso che vivo nella mia casa togliermi le scarpe è la prima cosa che faccio. Ovviamente più per comodità che per pulizia!

Un’altra cosa importante per la mia nonnina era lavare bene bene bene i pavimenti. Lei passava delle giornate con la lucidatrice in mano fino a quando i marmi splendevano e lei poteva specchiarsi. Mi ha raccontato per tutta la vita di quando i suoi consuoceri (gli altri miei nonni per intenderci) entrando in casa sua si meravigliarono dello splendore dei suoi pavimenti, tanto che mio nonno urlò alla moglie che “se apriva le gambe di poteva vedere anche le mutande” (tradotto in malo modo). Ah, la finess!

Rifare il letto con cura maniacale. un altro dei must. Il letto andava fatto tutte le mattine appena sveglia, ma andava fatto bene, evitando di trasformarlo in una “cuccia per il cane” (traduzione). Le lenzuola andavano tolte e rimesse tirandole bene, senza fare pieghe, mica si tirava su tutto insieme eh! Il cuscino prima di andare a dormire, andava girato, in modo tale che poi, col letto fatto, la parte “buona” non fosse stropicciata e non mostrasse aloni di bava o robe simili. Devo dire che mi piace avere il letto rifatto durante il giorno, ma se devo essere sincera il mio è in stile cuccia del cane.

Stirare. Ahhhh. Stirare. Questo era uno dei cardini di mia nonna. Faceva almeno due lavatrici al girono e passava i pomeriggi a stirare. Stirava tutto, anche le mutande. Che poi ti lasciavano tutto il pizzo duro e stecchino e ti grattavi per tutto il giorno. Stirava qualsiasi cosa ed è capitato che insegnasse anche a me farlo. Mi faceva stirare ovviamente cose semplici all’inizio. Per esempio fazzoletti, asciugamenti o calzini. Ma poi quando sono andata a vivere da sola PUFF non ho più stirato. Complici il viaggio a Barcellona – dove TUTTI mi hanno insegnato a non stirare – e l’asciugatrice – che effettivamente mi rende i panni morbidi morbidi pronti solo per essere piegati.
Però ecco, mi rendo conto che ci sono delle cosine che vorrei stirare. Cose che fanno bene anche a me… come i bordi delle lenzuola, delle camicette (che non metto per non stirarle!) o le tovaglie che mi danno proprio fastidio quando sono piene di pieghe!

Insomma, pensando alla mia nonnina ho deciso di stilare i buoni propositi per dopo le vacanze e quindi che a settembre mi compro un bel ferro da stiro! Economico, ovviamente! Ma lo prendo. E comincerò a stirare quello che mi fa stare bene!

Giugno, mese di bilanci e nuovi progetti

Chi mi conosce lo sa. Sono una persona con sempre troppe cose in testa che spesso tende a concludere poco rispetto a tutto quello che vorrei fare. Giugno per me è un periodo sempre ricco di energie e di progetti, anche se spesso mi rendo conto che la poca organizzazione e il poco tempo a disposizione tendono ad avere il sopravvento.

Come molti di voi ormai sapranno sono una persona entusiasta, ma incostante. Ogni volta che ho un’intuizione o un’idea mi ci butto a capofitto fino poi a perdermici e lasciare perennemente le cose in sospeso.

Questa sembra la sagra dei miei difetti e certamente non è una gran pubblicità, ma questa grande consapevolezza credo che abbia un grosso punto forte: mi da la possibilità di superare questo limite.

Proprio per questo motivo ho deciso di scrivere per rendervi partecipi di un paio di cose che ho in mente e in cui vorrei seminare solo cose buone per i prossimi mesi.

  1. Aprirò un blog meraviglioso. Tema per ora top secret – non voglio spoilerare! – dico solo che questo è un progetto a cui sto pensando veramente da tanto, tantissimo tempo. Da almeno 7 anni mi ronza nella testa, ma non ho ancora avuto il coraggio di farlo. Quest’anno è arrivato il momento. E devo ammettere che è quasi tutto definito e il sito è pronto, ma la creazione dei contenuti, per come li avevo pensati, sta andando a rilento. Voglio però trovare una soluzione e per questo motivo credo che imposterò le cose in modo diverso, almeno all’inizio, per poi ampliarlo nel tempo, quando ci saranno le necessità. Parola d’ordine: determinazione. Il contenuto del blog sarà una sorpresa!
  2. Al lavoro i progetti sono tantissimi. Anche qui manca un po’ il tempo di dedicarcisi. Come si dice, il calzolaio va in giro con le scarpe rotte! Ecco, no. Ormai il calzolaio non può più permetterselo, e così nemmeno io. Questi mesi estivi mi dedicherò ad aggiornare l’immagine di MB Media con un restyling del logo e nuovi servizi. Aggiornerò il portfolio con i lavori degli ultimi 6 mesi e preparo un bel piano editoriale per blog e social.
  3. Sull’onda della parola dell’anno del 2017 ho ripreso in mano i baby step del metodo Flylady. Sto andando a rilento, ma l’obiettivo è chiaro: raggiungere uno stile di vita minimale. Non all’osso eh, ma più minimale, diciamo.
  4. Non per ultimo ho bisogno di riprendere a scrivere sul blog. Lo so, lo dico ogni volta che ci scrivo. Ma capitemi, non è semplice parlare di me senza parlare della vita privata che voglio lasciare privata. Ma comunque proverò.

E da qui è tutto. Spero di darvi notizie a breve.
Saluti e baci!

Ordine: la mia #woty2017

È già iniziato marzo. Ancora penso a come personalizzare e rendere unico il mio blog e ancora mi ritrovo a non aver preso nessuna decisione in merito. Perché si sa, è facile immaginare qualcosa per gli altri, definire la loro immagine, agire sul loro rebranding. Ma quando si parla di sé il discorso è più complicato e richiede un grosso impegno di scoperta e riscoperta di sé. 

In più a maggio è morta la mia nonnina e poco dopo ho scoperto di essere incinta. Ups I did it again!

Così stop. Ho smesso di fare tutto. O quasi. Perché mi risultava faticoso pensare, programmare, scoprire, scavare…

Ma scrivere mi piace e mi serve e alla fine non posso farne a meno e quindi eccomi. Qui. Come sempre.

Ed essendo a inizio anno non potevo non essere impegnata a pensare anche alla parola dell’anno, la WOTY2017. Ci sono diversi corsi e percorsi per individuare la propria parola dell’anno e devo ammettere che io non ne ho seguito nessuno. Quest’anno, come l’hanno scorso, la mia parola è arrivata spontaneamente, quasi come un riassunto dei buoni propositi dell’anno o come una necessità che non può essere ascoltata.

La mia WOTY2017 (word of the year 2017) doveva essere il riassunto di ordine e spazio perché quello che sento prepotentemente ora come una necessità impellente è avere ordine e spazio in casa, chiarezza nell’organizzazione del lavoro e delle faccende e tempo per me. Per fare le mie cose, scrivere e leggere e fare un sacco di chiacchiere con qualcuno che non abbia meno di 3 anni.

In realtà non avevo ho una vera e propria parola. Ma poi ho pensato di adottare semplicemente la parola ordine, perché forse è la più semplice e diretta. Non è una parola figa, lo so. Non è una di quelle parole che mi tatuerei o che mi scriverei ovunque. Ma è comunque una parola chiara che non posso dimenticare o confondere.

Chiamerò in aiuto la parola organizzazione, ma questa è ancora una cosa che sento molto lontana. A cui aspiro e che mi servirebbe molto, ma che sento decisamente fuori dalla mia portata! 

Quindi bene, bando alla ciance! 

ORDINE RAGAZZI! E buon yup a tutti!

Un grande prato d’erbe

Quest’anno, per il sesto anno, Savignano sul Panaro ha ospitato “Un grande prato d’erbe” la festa delle erbe aromatiche e officinali.

Inutile specificare che ci siamo andati ed è stato bellissimo. Inutile specificare anche che avrei voluto scrivere qualcosa di bello, con tanto di {tante} fotografie. Inutile specificare che invece sono stata così presa da tutto che non ho fatto niente, nemmeno una foto.

Ma si sa, sono un disastro. Se prima ero inaffidabile, ora credo di avere battuto tutti i miei record personali in merito. E non voglio giustificarmi con la scusa della nanetta, perché ci sono tante persone che hanno una vita piena e non sono così disastrose.

Avrei voluto scrivere della bella iniziativa. Bella non solo per scoprire le erbe aromatiche, il riciclo e il riuso. Non solo per gli stand delle tante realtà locali orientare sul biologico e sul mangiare (e consumo) consapevole.

Questi sono certamente ottime cose da pubblicizzare e promuovere.

Ma questa festa è anche tanto bella per l’atmosfera che si crea.

Piante, fiori, natura. 

Gli stand sono tutti in cerchio.

Lo spazio é tanto e immerso nel verde.

Un posto ideale per le famiglie, ma anche le coppie o i single. Per i bambini, ma anche per i cani. Per gli anziani. Per chi vuole solo mangiare. E per chi vuole acquistare prodotti nuovi o erbe aromatiche di ogni tipo. Per chi vuole bere una birra. Per chi semplicemente vuole stare all’aria aperta.

Per me pollice su per gli Strulgador e i loro prodotti erboristici, per gli estratti dell’Alda della Perla Verde. Per i biscotti de Il Germolio.

In realtà sono [quasi] gli unici stand che ho visitato, perché la giornata è stata così ricca e piacevole che ho lasciato che le cose scorressero così, come venivano. Senza pianificare nulla, senza obiettivi particolari, ma seguendo semplicemente lo scorrere del tempo e le necessità della nanetta.

Quindi ecco che in tutta la sinteticità del mondo non ho molto altro da dire, se non che il prossimo anno certamente torneremo a passare una giornata al grande prato d’erbe.

Ed ora GRAZIE alla cara Dafne che ha fatto qualche scatto per me quando io ero già a casa sul divano!




 

La Fierucola delle TRAME SANE

Devo dire la verità, io ci sono andata, ma non ci sono andata.

Quella di sabato scorso (7 maggio 2016) è stata la seconda edizione della Fierucola delle Trame Sane, la piccola fiera del tessile sostenibile organizzata dall’Associazione “Il GAS Vi Cambia” di Vignola, il gruppo di acquisto solidale a cui sono iscritta da ormai 3 anni, che amo e adoro (e di cui però non ho mai scritto, ma lo farò presto!!!).

Questa non è solo una piccola fiera del tessile CONSAPEVOLE, ma è un’intera giornata dedicata alla promozione della sostenibilità e consapevolezza sociale e ambientale nel settore dell’abbigliamento, attraverso laboratori di sartoria, workshop e convegni a tema, oltre appunto alle bancarelle dei diversi espositori.

Io ci sono andata, ma non ci sono andata. Sono passata, ma di sfuggita perché poi gli eventi si sono intrecciati (appunto!) in modo un po’ strano e io mi sono ritrovata a nella piazzetta Bonconpagni (quella della Rocca di Vignola) a giocare con tre bambine. Ma va bene così. Perché in cantiere si sta già organizzando la terza edizione e a quella non posso proprio mancare.

Ora qualche foto che ho “rubato” da internet dalla cara Dafne Caroli, sostenitrice attiva dei pannolini lavabili, ed Elisa Salda. (Grazie ragazze!!!). 

Perché questa é una di quelle belle iniziative che fanno bene. Un’iniziativa partita dai cittadini e per i cittadini. Una di quelle iniziative che non si può ignorare, ma che bisogna sostenere in tutti i modi.

Degustabox, prenderla o no?

Sono una fan del cibo e sono fan dei social. Sono fan di tutto quello che ruota attorno alle cose nuove e “Smart” che trovo in rete. Sono fan di tutte le cose che faccio e che molte persone ancora non fanno.

Così quando ho scoperto la Degustabox mi sono buttata a piedi pari. Mi sono iscritta (www.degustabox.com/it), ho applicato uno sconto trovato su internet e così ho acquistato subito la mia prima Box a soli 5,99 euro!

E ieri eccola. Un packaging stupendo. Una grande cura del dettaglio.

Unica nota dolente: i prodotti.

Per carità eh! Tutte cose di marca, sicuramente la qualità è ottima e soprattutto il valore della Box supera di PARECCHIO PARECCHIO i soldi che ci ho speso.



Ma.
Io sono molto attenta a quello che compro quando si tratta di alimentari. Al di là di quando ordino pizza da asporto o vado a ristorante (e mi scofano l’universo mondo), nella vita reale compro biologico ed evito di comprare caramelle, dado, merendine o sughi pronti.

Per quanto mi riguarda quindi aspetterò anche la Box di maggio, poi a seconda di quello che troverò valuterò se continuare con gli invii o fermarmi lì.

Come funziona questa Deguatabox?

Innanzitutto specifico che la Degustabox è una Box di alimenti che viene recapitata a casa ogni mese. È un abbonamento mensile, ideale per chi ama il cibo, le novità ed è curioso, perché i contenuti della Box sono segreti fino al momento dell’apertura del pacco!

Il valore dei prodotti all’interno della Box è uguale o superiore ai soldi che si spendono, quindi “pacchi” non ce n’è!

In più al momento della registrazione attraverso un questionario chiedono un po’ i gusti personali e le abitudini, così  da venire più incontro alle esigenze di tutti e migliorare la Box.

Quindi:

    1. Registrazione e pagamento della prima box. Se non hai un codice sconto (dopo ti lascio il mio!) spenderai € 15,99, spedizione inclusa. Dopo, ogni 10 del mese, ti verranno scalati i soldi per l’invio della Box successiva. Ovviamente puoi recedere dal contratto in qualsiasi momento, altrimenti non l’avrei neanche fatta!
    2. Ricevi a casa tua una Box al mese con 9-15 prodotti a sorpresa!
    3. Degusta e condividi 🙂

    E questo è quanto.

    Se volete il codice promozionale per pagare la prima Degustabox solo 5,99 eccolo qui! 

    ELENAM-21B7

    Oppure seguite il link: https://www.degustabox.com/it/registrati/ref/ELENAM-21B7

    Ci sono ancora… qui!

    Avevo deciso di aprire un blog a Capodanno, ma ho pensato che forse era decisamente troppo pretenzioso iniziare un blog il primo dell’anno. Conoscendomi poteva sembrare uno dei miei soliti slanci ottimistici destinati a fallire e finire miseramente esattamente una settimana dopo, quando sarebbe stata ora di pubblicare il secondo post. Poi in realtà mi dispiaceva per questo blog poverino. Insomma. Credo di averne iniziati e abbandonati almeno una decina negli ultimi 10 anni. Mi piace scrivere, ma sistematicamente dopo poco ogni piccolo blog non lo sentivo più mio. Come un vestito che piano piano inizia a stare stretto, rotto e logoro. Come uno specchio vecchio e rovinato che riflette un’immagine distorta. Ma magari non era colpa loro, poveri blog. Ma colpa mia che ho tardato a definirmi. Che ho preteso senza motivo o che non l’ho curato a sufficienza.

    Fatto sta che la mia parola quest’anno è: CAMBIAMENTO.

    Ma ho comunque deciso di dare un’altra occasione a questo piccolo spazio. Di accudirlo e amarlo, almeno un po’. Almeno quanto vorrei accudire e amare un altro blog.

    Quindi questo nuovo inizio d’anno spero sia di buon auspicio per questo e altri diversi inizi della mia vita, di cui magari scriverò.

    Beh, questo solo un breve post.
    A presto – spero! 😛

    Elena